“È al fianco occidentale di Montecassino una catena di monti (…) Ora chi andava verso quella giogaja, si abbatteva a due miglia dalla badia nel monistero di Santa Maria dell’Albaneta a quella soggetto, e poi, oltre procedendo, volgendo al quanto verso tramontana, su la cresta di un vicino monte trovava il monistero di San Matteo servorum Dei, di cui oggi appare qualche vestigio” Luigi Tosti

Sui sentieri dei monaci di Montecassino. Dopo la visita all’Abbazia di Montecassino, tour delle prepositure di Santa Maria dell’Albaneta e San Matteo Servorum Dei. Guida con spiegazione storica delle strutture e dello sviluppo dell’area nei secoli.

Santa Maria dell’Albaneta

Durante il percorso si potrà visitare esternamente il monastero di Santa Maria dell’Albaneta in fase di pulizia atta al restauro conservativo. Presso Santa Maria dell’Albaneta, i libri storici narrano che il giovane San Tommaso di Aquino venisse portato qui dai monaci di Montecassino, durante la sua educazione. Nel monastero dimorò nel 1538 anche il Fondatore dei Gesuiti Sant’Ignazio di Loyola scrivendo qui parte della famosa regola.

Questo è uno stralcio delle decine di libri e pergamene antiche che parlano di Santa Maria dell’Albaneta… Qui addirittura si racconta che fra queste mura Sant’Ignazio di Loyola abbia scritto la regola gesuita… Parliamo forse di uno dei momenti storico/religiosi più importanti.

S. Matteo de Castello o Servorum Dei

Sorgeva sul costone del monte Castellone a circa 4 chilometri da Montecassino. Fu fondato dallo spagnolo Fortunato al tempo di abate Richerio (ab. 1038-1055) a margine di una chiesetta dedicata a s. Matteo; sparsasi la fama di operatore di miracoli il suo fondatore provvide ad ampliare le abitazioni per i numerosi monaci che ivi accorrevano. il complesso non fu una semplice prepositura, come lo furono Albaneta e s. Angelo de Fortunula, ma una vera e propria badia, con il diritto dei suoi monaci ad eleggere il proprio abate; ma era pur sempre alle dipendenze di Montecassino. oggi sono visibili in loco pochissimi resti murari celati fra la folta vegetazione, come ci segnala C. mangiante: “del complesso monastico rimangono i resti di un ambiente identificabile con una cisterna, vari tratti di muri affioranti che delimitano due ambienti, una piccola cisterna interrata, strati di crollo, tegole e coppi sparsi nell’area. nel passato la badia doveva essere ben collegata con l’Albaneta con una strada selciata di cui avanzano brevissimi tratti.

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Il monastero di Santa Maria dell’Albaneta fu un’importante prepositura di Montecassino; le sue origini risalgono alla fine del decimo secolo come oratorio dedicato alla Vergine.

Successivamente, grazie all’opera del Monaco Liuzio, divenne monastero secondo a quello di Montecassino. La sua importanza crebbe costantemente con l’afflusso di nuovi monaci, tanto che molti di essi furono destinati, dall’abate Desiderio, a dare Vita a quello di S. Angelo in Formis, presso Capua. Tra le sue mura pare fosse stato educato San Tommaso d’Aquino. Nel sec. XVI ospitò per un certo periodo Sant’Ignazio di Loyola.

Nel corso dei secoli il monastero con l’annessa chiesa subi gravi danneggiamenti e continue ristrutturazioni. Nell’ultimo conflitto mondiale si trovò al centro di aspri combattimenti tra tedeschi ed eserciti alleati; fu ridotto ad un cumulo di macerie, tanto da non riconoscerne più l’impianto.

Montecassino nella sua biblioteca, tuttora custodisce una parte dei codici scritti nel monastero di Santa Maria dell’Albaneta. L’attuale opera di recupero finalmente comincia a restituirne la fisionomia architettonica.

Scopri la storia e i percorsi religiosi dell'Albaneta

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